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RAPPORT spazi sperimentali J.Mayer H.

Berlinische Galerie 16 Settembre 2011- Aprile 2012

:Claudia Bernardi

Jungen Mayer H. è il fondatore dell’omonimo studio interdisciplinare J. Mayer H. con sede a Berlino. Architetto di fama internazionale, Mayer è noto per i suoi lavori innovativi su edifici, oggetti ed installazioni, ma sono spesso le cose di tutti i giorni ad inspirare le opere di Mayer. Dalla metà degli anni 90 colleziona pattern grafici che rivestono le buste contenenti dati riservati utilizzate dalle banche, compagnie assicurative ed uffici pubblici. Ed è proprio dallo sviluppo di uno di questi che nasce il progetto Rapport.

Tali pattern sono già stati esposti da Mayer in precedenti esibizioni, ma questa è la prima volta in cui ne viene realizzato un ingrandimento tale da poter essere fisicamente attraversato. In questo modo si instaura quel rapporto, auspicato nel titolo dell’esibizione, tra lo spazio alterato dall’artista e chi si trova a sperimentarlo. “L’Architettura è comunicazione» afferma Mayer, e continua: «La domanda che mi pongo è sempre la stessa: come comunica il nostro corpo nello spazio? A volte trovo risposte nell’architettura, a volte nell’arte, a volte nel design. Ritengo queste categorie limitative e cerco di oltrepassarle”.

L’istallazione avvolge completamente lo spazio espositivo della sala d’ingresso della Berlinische Galerie, ricoprendo pavimento e pareti attraverso il pattern, che ingigantito e ripetuto, si estende in tutte le direzioni. La rigida architettura della sala si trasforma cosi in un giocoso e divertente scenario di forme e strutture interpenetranti. Lo spettatore che lo attraversa ha la sensazione stessa di venirne attraversato, realtà e virtualità si fondono; non si può far altro che giocare lasciandoci disorientare e dominare da un senso ambiguo di inclusione ed esclusione. Un’installazione che più che un’opera diventa una dimensione in grado di risvegliare la nostra percezione e farci riflettere sulla complessità dei meccanismi della comunicazione.

Nella mostra sono inoltre esposte anche cinque altre opere nate dalla trasformazione tridimensionale di pattern.